Nel 1994, il mio amico Gianni Ferro mi regalò un libro che narrava le vicissitudini del partigiano Giovanni Benetti che aveva conosciuto a Carpi. Si trattava di una vicenda terribile, forse unica nella storia della Resistenza italiana. Il libro era stato pubblicato col patrocinio dell’Istituto Storico della Resistenza e di Storia Contemporanea di Modena e Provincia. Aprii le prime pagine: c’era la dedica di Benetti al mio amico: “Carissimo Gianni, a te le mie memorie da leggere e far leggere per sapere, sapere per non dimenticare, non per attingere odio o vendetta, ma per imparare ad amare”. Iniziai la lettura del libro. Benetti raccontava in prima persona la sua formazione, la scelta di entrare nella Resistenza e il martirio a cui sopravvisse, lacerato nel corpo e nell’anima. La scrittura riproduceva il suo linguaggio, semplice, popolare ma preciso nella descrizione dei fatti. Il mio amico mi suggerì di dare forma letteraria al racconto di Benetti e di consegnarlo a un pubblico più vasto di quello della provincia di Modena…
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